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     B2           .

 ,    ,     ,   .   ,    ,    : ,   ,    .       .





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 B2.     




Come usare questo libro /    


Questo libro contiene trenta storie, una per ogni sera di un mese. ? scritto per chi legge gi? l'italiano con una certa sicurezza e vuole qualcosa di pi? di quello che pu? dare un manuale: storie vere e proprie, personaggi vivi e l'italiano come lo parlano davvero gli italiani  con ironia, sottintesi, battute e un sacco di significati nascosti tra le righe.

           .   ,    -     ,    :  ,    ,       ,   , ,    ,   .

A questo livello la grammatica non ? pi? il problema. I tempi verbali li conoscete, il congiuntivo anche (pi? o meno: tranquilli, vale anche per molti italiani). Pi? difficile  e molto pi? interessante  ? la distanza tra quello che la gente dice e quello che intende. Quando un collega italiano definisce la vostra idea interessante, con quei tre puntini nella voce, ? un complimento? (No.) Quando qualcuno vi dice Ti faccio sapere, vi far? sapere? (No.) E quando un capo piemontese, uno di quelli che non si sbilanciano mai, guarda il vostro lavoro e dice soltanto Niente male, ? una critica? (Al contrario: ? quasi un'ovazione.) Molte storie di questo libro giocano proprio con questa distanza.

       .   ,    (     ,   ).         ,   ,  ,     .       酻      ,   ? (.)    Ti faccio sapere    ,   ? (.)   -,  ,     ,        Niente male  ,   ? (:   .)         .

Anche il modo di raccontare cambia da una storia all'altra. Quasi tutte sono racconti normali, ma una ? un diario, una ? un anno di messaggi, una ? una serie di lettere indignate a un settimanale di provincia, e in una storia la stessa giornata si ripete due volte. Alcuni finali sono felici, altri agrodolci, e qualcuno resta aperto: decidete voi.

    -.    ,   ,     ,       ,           .   ,    ,  -  :  .

Come in tutti i libri della serie, ogni paragrafo compare due volte: prima in italiano, poi in russo. Il testo russo non ? una traduzione parola per parola, ma letteraria: racconta la stessa storia in un russo naturale. Provate a leggere prima l'italiano e a dare un'occhiata al russo solo quando ne avete davvero bisogno. A questo livello vi accorgerete spesso che non vi serve affatto.

     ,    :  -,  -.     ,   :        .        ,     .      ,      .

Dopo ogni storia trovate Parole ed espressioni: una dozzina di espressioni che vale la pena ricordare. Quasi mai sono parole singole: sono modi di dire, frasi fatte, verbi con la loro preposizione e quelle piccole parole sfuggenti  mica, magari, boh, dai, figurati che i dizionari spiegano male e che gli italiani usano senza pensarci. I nomi sono sempre accompagnati dall'articolo (il, lo, la, i, gli, le; davanti a l'indichiamo se la parola ? maschile o femminile), e le parole regionali sono segnalate come tali.

     Parole ed espressioni /   :  ,   .      ,  ,  ,           mica, magari, boh, dai, figurati,     ,     .      (il, lo, la, i, gli, le;  l',     ),     .

Per leggere una storia ci vuole pi? o meno un quarto d'ora. E, come sempre, tenete d'occhio la prima storia e l'ultima. Qualcuno di voi, forse, riconoscer? perfino la narratrice.

      . ,  ,      . -  , ,   .




GIORNO 1





Niente male


La mattina del mio primo giorno allo Studio Bertola &Gallo Architetti, la ragazza della reception ha alzato gli occhi dallo schermo, mi ha sorriso e mi ha detto: Tutto bene?

              ,   : Tutto bene?

All'epoca vivevo in Italia gi? da tre anni. Avevo pulito uffici, ero sopravvissuta a dieci mesi di corsi serali al CPIA, avevo passato un esame d'italiano con un voto di cui ero segretamente molto orgogliosa. Quindi le ho risposto come si deve. Le ho detto che s?, stavo bene, anche se avevo dormito male perch ero agitata, il tram 4 era arrivato in ritardo e mi sa che mi stava venendo il raffreddore.

        .   ,       ,      ,    .      . ,  ,    ,    ,   ,   , , ,    .

Mi ha ascoltata fino in fondo con un'espressione di cortese allarme. Poi ha detto: Oddio, mi dispiace. Va be', Carmela scende tra un attimo, ed ? tornata al suo schermo.

       .  : , . ,   ,     .

? stata la mia prima lezione. Tutto bene? non ? una domanda. ? un modo di salutare. La risposta giusta ? Tutto bene, e tu?, e la risposta giusta a quella ? Tutto bene. Del tuo raffreddore non importa niente a nessuno.

    . Tutto bene?   .   .  : Tutto bene, e tu?,     : Tutto bene.      .

Carmela, come ho scoperto subito, era la office manager: una donna piccola, sui quarant'anni, che parlava velocissima, con un anello d'argento su ogni dito e una risata che si sentiva fino in cortile. Era napoletana  di Napoli Napoli, ha precisato subito, non della provincia  e viveva a Torino da quando aveva sei anni, ma l'accento se l'era tenuto stretto, come un gioiello di famiglia. Mi ha fatto vedere la mia scrivania, la cucinetta, la stampante che funzionava solo se le parlavi con dolcezza e l'uscita di sicurezza. Poi mi ha guardata pensierosa.

  -     ,     ,         ,     .       ,    ,    ,        ,   ,   .     , , ,  ,      ,   .     .

U?, tesoro, il tuo italiano ? ottimo, ha detto.

 , ,     ,   .

Grazie.

 .

No, dico sul serio. Ed ? proprio per questo che avrai una settimana terribile.

 ,  .       .

L? per l? non ho capito cosa volesse dire. Mercoled? l'avevo gi? capito.

   ,     .    .

* * *

Il lavoro in s non era difficile. Ero coordinatrice di progetto: tenevo d'occhio le scadenze, fissavo le riunioni, sollecitavo i fornitori e mi assicuravo che le persone che disegnavano edifici bellissimi si ricordassero anche di mandare le fatture. In Russia avevo fatto qualcosa di simile per otto anni, in una societ? di ingegneria. Come funzionavano i progetti lo sapevo. Quello che non sapevo era come funzionavano gli italiani. E, peggio ancora, i torinesi.

   .    :   ,  ,    ,  ,   ,      .       -    .   ,  .     ,   . ,   , .

L'architetto Giorgio Bertola, il socio fondatore, entrava ogni mattina alle otto e mezza, diceva Cerea a tutti  un saluto piemontese che Carmela mi ha tradotto come buongiorno, ma con rispetto  e spariva nel suo ufficio. Carmela sosteneva che nelle giornate buone arrivava a una ventina di parole, e che era un record.

  ,  ,      ,   Cerea   ,       ,   ,       .  ,            .

Marted? c'? stata una riunione con un cliente: il dottor Lombardi, un costruttore che voleva ricavare degli appartamenti da una vecchia fabbrica di cioccolato in Barriera di Milano. Aveva un'idea. L'idea era dipingere tutto l'edificio di viola, cos? la gente pensa alla carta dei cioccolatini.

        , ,         --   .    .   :     ,     .

Bertola ascoltava con le punte delle dita unite. Aveva passato i sessanta: alto, coi capelli grigi, con quella faccia tranquilla che ti fa venire voglia di confessare tutto. Quando il dottor Lombardi ha finito, Bertola ha annuito lentamente.

 ,   .      , ,    ,      .    ,   .

Un'idea interessante, ha detto. Molto interessante. E anche coraggiosa. Ci pensiamo senz'altro.

  ,   .   .  .     .

L'ho annotato con cura sul quaderno: AZIONE  arch. Bertola valuta facciata viola. Dopo la riunione l'ho inserito nel piano di progetto e ho mandato il piano a tutti.

    :   .    .            .

Dieci minuti dopo Carmela ? comparsa accanto alla mia scrivania. Stava facendo uno sforzo enorme per non ridere.

       .       .

Nadia, tesoro. Punto sei.

 , .  .

La facciata viola?

  ?

Non c'? nessuna facciata viola. Non ci sar? mai nessuna facciata viola. "Interessante" vuol dire che secondo lui ? una follia. "Coraggiosa" vuol dire che ? l'idea peggiore che abbia sentito quest'anno. E "Ci pensiamo" vuol dire che ? gi? morta e sepolta.

    .    .   ,   ,  .           .          .

Ma ha detto

   

Lo so cosa ha detto. Ha tirato fuori dalla tasca un tovagliolo di carta del bar di sotto, l'ha lisciato sulla mia scrivania e ci ha tracciato una riga in mezzo. A sinistra ha scritto Quello che dicono. A destra, Quello che intendono. Allora, ha detto. Lezione numero uno.

  ,   .          ,         .  :  .      .  ,   .   .

* * *

Il tovagliolo si ? riempito in fretta.

  .

Con tutto il rispetto Hai torto, e forse sei pure un cretino.

      , ,  .

Magari mi sbaglio io, ma Ti sbagli tu.

,   ,    .

Carino Brutto. (A meno che non lo dica un milanese. Allora gli piace. Non chiedere.)

  . (     .   .  .)

Capisco il tuo punto di vista Non sono d'accordo e non ne voglio parlare.

             .

Che ne dite se magari? Si fa cos?.

 , ,  ?   .

Ti faccio sapere No.

    .

Arrivo subito Tra mezz'ora, se va bene.

    ,   .

Niente male Bene.

  .

Ho fissato l'ultima riga. Quindi, se dicono "male", vuol dire "bene"?

    .



     , , ?

No. Se dicono "niente male", ? bene. Se dicono "male", ? male. Se dicono "interessante", ? un disastro.

 .   , , .     .     .

? una lingua stupidissima, ho detto.

   ,   .

Non ? la lingua, ha detto Carmela. ? la gente. E poi qui siamo a Torino. Sono bogia nen: in piemontese vuol dire "non muoverti". Non si muovono, non si sbilanciano, non si sbottonano. I miei sono saliti da Napoli quando avevo sei anni. Mia mamma ci ha messo vent'anni a capire che, quando la vicina di pianerottolo diceva "Ma venga a cena da noi, una sera", voleva dire "Per carit?, non venga mai". A Napoli, se ti invitano a cena, la tavola ? gi? apparecchiata.

    ,   .    .       .  bogia nen -   .  ,  ,  .      ,    .      , ,           -  ,    ,     .  ,     ,   .

* * *

Mercoled? Bertola si ? fermato davanti alla mia scrivania e ha guardato a lungo il mio foglio di calcolo.

           .

Magari mi sbaglio io, ha detto piano, ma qui non riesco a seguirla.

 ,   ,    ,       ,    .

Il tovagliolo era nel mio cassetto. Non mi ? servito. Mi ? andata a fuoco la faccia. Lo rifaccio, ho detto.

     .    . ٸ   .



  ,   .

Oh, con calma, ha detto Bertola, il che  ho controllato dopo con Carmela  voleva dire entro domattina.

 ,  ,   ,            .

Quella sera sono rimasta fino a tardi e ho rifatto tutto da capo. Ho distinto le sezioni per colore. Ho aggiunto una pagina di riepilogo. Sul 4, tornando a casa, ho pensato alla mia prima sera al corso, tre anni prima, quando non riuscivo a dettare il mio nome lettera per lettera senza che mi tremasse la voce. Allora il problema erano le parole. Adesso le parole le conoscevo. Il problema era tutto quello che c'era in mezzo.

          .   .   .                 ,             .    .    .   ,   .

* * *

Gioved? ero diventata quasi paranoica. Carmela mi aveva spiegato le regole del caff? in ufficio: chi scende al bar deve chiedere a tutti se vogliono qualcosa, altrimenti lo aspetta un giudizio silenzioso ma eterno; i soldi si mettono nella cassetta del caff?, una vecchia scatola di latta di gianduiotti sopra il frigo; e dopo le undici il cappuccino non lo ordina nessuno, a meno che non voglia farsi notare. Quando ? toccato a me scendere al bar, ho preso le ordinazioni come una cameriera, col quaderno in mano.

      .      :    ,    ,     -,    ,   ;          -   ;       ,    ,     .     ,   ,  ,    .

Macchiato, senza zucchero, ha detto Gianni Ferraris, l'ingegnere strutturista, che teneva la sciarpa del Toro appesa allo schienale della sedia tutto l'anno, anche ad agosto.

 ,  ,    , -,    ,   ,      .

Lo dice sul serio, ho chiesto, o intende il contrario?

   ,   ,     ?

Gianni mi ha fissata a lungo, molto a lungo. Poi, lentamente, come se parlasse a un animale pericoloso, ha detto: Macchiato. Senza. Zucchero.

    ,  .  ,     , :



 . . .

Carmela ? scoppiata a ridere cos? forte che Bertola ? uscito dal suo ufficio a vedere che cosa fosse successo.

   ,      ,  .

* * *

Venerd? pomeriggio ho mandato a Bertola la mia prima vera relazione: un'analisi completa del progetto della fabbrica di cioccolato, con tempi, rischi e costi. Ci avevo lavorato tutta la settimana. Avevo controllato ogni numero due volte e ogni frase tre. A pagina nove avevo perfino inserito una piccola nota in cui suggerivo, con garbo, che un portone marrone scuro avrebbe potuto richiamare la storia dell'edificio senza i rischi legati a una facciata interamente viola. Di quella frase, lo ammetto, andavo piuttosto fiera.

                 ,   .      .    ,    .       ,   : -          ,     .   , , .

Alle quattro ? uscito dal suo ufficio con la relazione stampata in mano. Si ? fermato davanti alla mia scrivania. Tutto l'ufficio si ? fatto un po' pi? silenzioso, come succede negli uffici.

          .    .    ,     .

Nadia, ha detto. Ha sfogliato qualche pagina. Si ? fermato a pagina nove, e all'angolo della bocca gli si ? mosso qualcosa. Poi ha chiuso la relazione e mi ha guardata da sopra gli occhiali.

 ,   .   .   ,      - .         .

Niente male, ha detto. Proprio niente male.

 ,   .  - .

Ed ? tornato nel suo ufficio.

    .

Sono rimasta immobile. Niente male. Dopo una settimana di lavoro. Proprio niente male  che probabilmente voleva dire carino, che secondo il tovagliolo voleva dire brutto. Mi bruciavano gli occhi. Mi sono alzata, sono andata con calma in bagno, mi sono chiusa dentro e sono rimasta l? a respirare, come tre anni prima, davanti alla porta dell'aula.

   . .   . -   , ,  ,  ,  ,  .  .  ,    ,              .

Qualcuno ha bussato. Nadia? Sono io.

 .



 ?  .

Ho aperto. Carmela era l? con due bicchierini di plastica della macchinetta e un'espressione che non le avevo mai visto. Era qualcosa di molto vicino alla venerazione.

 .              ,       . -    .

Ha detto "proprio"? mi ha chiesto.

   -?   .

S?. "Proprio niente male."

 . - .

Ha appoggiato i bicchierini sul bordo del lavandino, con moltissima attenzione, come se le mani non le obbedissero pi?.

             .

Nadia. Io con quell'uomo ci lavoro da sei anni. "Niente male" me l'avr? detto s? e no quattro volte. "Proprio" mai  neanche una volta. Gianni sta qui da undici anni. Gianni per un "proprio" ammazzerebbe. Anzi, per un "proprio" si metterebbe la sciarpa della Juve.

 .       .        .  -   ,   .    .   -  .      -     .

Quindi ? bene?

 ,  ?

Detto da un piemontese, ? praticamente una standing ovation.

      .

Ho cominciato a ridere, e poi non riuscivo pi? a smettere, e poi rideva anche Carmela, e siamo rimaste l? tutte e due, nel bagno dello Studio Bertola &Gallo, con i nostri caff? in mano, a ridere finch la ragazza della reception non ha bussato a chiedere se andava tutto bene. E stavolta sapevo esattamente cosa rispondere.

      ,     ,                ,       ,     .       ,  .

Tutto bene, ho detto. E tu?

 Tutto bene,   .  E tu?

* * *

Quella sera, a casa, ho tirato fuori il tovagliolo dalla borsa e l'ho lisciato sul tavolo della cucina. Misha l'ha letto da sopra la mia spalla e ha riso a lungo. Poi ho preso una penna e in fondo ho aggiunto una riga nuova.

            .          .         .

Niente male. Proprio niente male. Eccellente. (Rarissimo. Conserva questo tovagliolo.)

. -   . ( .   .)

Ce l'ho ancora. ? sul frigo, sotto una calamita a forma di Mole Antonelliana. Tre anni fa pensavo che imparare una lingua volesse dire impararne le parole. Adesso so che ? solo met? del lavoro. L'altra met? vive negli spazi tra una parola e l'altra  ed ? l?, a quanto pare, che vive davvero l'italiano. E anche gli italiani. Soprattutto i torinesi.

     .         .     ,        .   ,     .           ,  , -  .    .  .




Parole ed espressioni /   


Tutto bene?  ?  ? (,   ; : Tutto bene, e tu?)

tenere d'occhio ,    

sollecitare (i fornitori) ,  ()

Interessante.  (    = )

Ci pensiamo.   (=  )

morto e sepolto   ;  

con tutto il rispetto    (=   )

bogia nen (.)  :  ,  

sbilanciarsi  ,  ( non si sbilanciano)

con calma   ( =   )

la cassetta del caff?    

proprio -,  (      )




GI





  .


   .

   ,     (https://www.litres.ru/book/aleksandra-panfilova/30-vecherov-s-ital-ianskim-uroven-b2-dvuiazychnye-ras-74632694/)  .

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