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Non evocare la ben nota schiera
che dilaga per l’aria travolgente,
e che da tutti i punti cardinali
sovrasta l’uomo coi suoi mille pericoli!
Da nord t’investono coi loro denti aguzzi spiriti dalle lingue puntute come frecce; da oriente ti divorano i polmoni
con un soffio che tutto inaridisce;
se mezzogiorno li manda dal deserto
e a vampate ti assediano le tempie,
ne rovescia occidente che prima ti ristorano, per annegarti poi con i campi ed i prati.
Di buon grado ci ascoltano, già pregustando il danno, di buon grado obbediscono, ansiosi di ingannarci; assumono l’aspetto di inviati del cielo,
e con voci di angeli sussurrano menzogne.
Ma andiamocene! Il mondo già imbrunisce,
scende la nebbia, l’aria si rinfresca.
La sera fa la casa più gradita. -
Perché ti fermi e guardi là stupito?
Che c’è nella penombra che ti attira?
FAUST
Vedi quel cane nero, tra le messi e le stoppie?
WAGNER
Da un pezzo l’ho veduto, ma senza darci peso.
FAUST
Guardalo attentamente! Cosa credi che sia?
WAGNER
Un barbone, che come fanno i cani
cerca affannosamente la traccia del padrone.
FAUST
Non hai notato che in ampie spirali
ci gira intorno sempre più vicino?
E, se non erro, dietro le sue orme
corre come una scia fosforescente.
WAGNER
Io vedo solo un can barbone nero;
la vostra sarà forse un’illusione ottica.
FAUST
Sta tracciando, mi sembra, intorno ai nostri piedi lievi nodi fatati, per ricavarne un laccio.
WAGNER
Ma no, ci salta intorno incerto e timoroso, perché vede due estranei invece del padrone.
FAUST
Ha stretto il cerchio; eccolo vicino!
WAGNER
Lo vedi, è un cane, non è uno spettro.
Brontola, esita, si accuccia,
scodinzola, come fanno i cani.
FAUST
Su, vieni qui e facci compagnia!
WAGNER
È un barbone mattacchione.
Se ti fermi ti aspetta; se gli parli
ti si avvicina e si alza sulle zampe;
se perdessi qualcosa te la riporterebbe,
e salterebbe in acqua a prenderti il bastone.
FAUST
Hai ragione, non trovo traccia alcuna
di spiriti; è solo addestramento.
WAGNER
Al cane, quando è ben educato,
anche un uomo savio si affeziona.
E merita davvero il tuo favore
quest’ottimo scolaro di studenti.
Entrano nella porta della città
STUDIO
FAUST entrando con il barbone
Ho lasciato i campi e i prati,
e la notte profonda che li copre
con un brivido sacro carico di presagi
risveglia in noi l’anima migliore.
Assopiti gli impulsi sfrenati
insieme alle azioni scomposte,
si desta l’amore per gli uomini,
si desta l’amore per Dio.
Stai tranquillo, barbone! Non correre su e giù!
Che cosa vai fiutando sulla soglia?
Accucciati dietro la stufa,
ti darò il mio miglior cuscino.
Se fuori sul sentiero del monte
ci hai rallegrati con le corse e i salti, accetta adesso le mie cure
da ospite gradito e silenzioso.
Ah, quando nella nostra cella stretta
brucia di nuovo la lampada amica,
allora si fa chiaro anche nel nostro petto, anche nel cuore che si conosce.
Ricomincia a parlare la ragione,
ricomincia a fiorire la speranza, si sente il desiderio della vita che scorre e, ah! della fonte della vita.
Barbone, non latrare! Ai santi suoni
che mi avvolgono adesso tutta l’anima
la tua voce di bestia non si addice.
Gli uomini, ci siamo abituati,
deridono ciò che non capiscono,
e davanti al buono e al bello,
che spesso sono scomodi, mugugnano;
il cane vuole fare come loro?
Ma, per quanto mi sforzi, ah! già non sento più l’appagamento sgorgare dal mio petto.
Perché la fonte deve inaridire
così presto, lasciandoci la sete?
Quante volte ne ho fatto l’esperienza!
Ma a questo difetto c’è un rimedio:
impariamo a dar peso al trascendente,
sentiamo il desiderio della rivelazione,
che mai come nel Nuovo Testamento
rifulge di bellezza e dignità.
Sento l’impulso ad aprire il testo antico, e finalmente con cuore sincero
a tradurre il sacro originale
nel mio amato tedesco.
Apre un volume e si mette all’opera
Sta scritto: “In principio era la parola!”
Qui già m’impunto. Chi mi aiuta a proseguire?
No, porre così in alto la parola
non posso. Devo tradurre in altro modo, se mi darà lo spirito la giusta ispirazione.
Sta scritto: In principio era il pensiero.
Medita bene la prima riga,
la tua penna non abbia troppa fretta!
È il pensiero che foggia e crea ogni cosa?
Dovrebbe essere: In principio era la forza!
Eppure mentre sto scrivendo questo,
già qualcosa mi avverte che non me ne accontento.
Lo spirito mi aiuta! Di colpo vedo chiaro e scrivo con fiducia: In principio era l’atto!
Se vuoi dividere con me la stanza,
barbone, smetti di ululare,
smettila di abbaiare!
Un compagno così molesto
vicino a me non posso tollerarlo.
Uno di noi due deve
lasciare questa cella.
A malincuore revoco la mia ospitalità:
la porta è aperta, sei libero di andartene.
Ma, che cosa vedo?
Può essere possibile in natura?
È un’ombra o è realtà?
Come si allunga e si allarga il mio barbone!
Si erge con violenza;
questa non è la forma di un cane!
Quale spettro mi son portato in casa?
Ecco, sembra un ippopotamo,
con occhi di fuoco e zanne spaventevoli.
Oh, non mi sfuggirai!
Per questa razza mezzo infernale c’è la Clavicula di Salomone.
SPIRITI nel corridoio
Uno là dentro è prigioniero!
Restate fuori, non lo seguite!
Come la volpe nella tagliola
smania una vecchia lince d’Inferno.
Ma state attenti!
Volteggiate avanti e indietro,
volteggiate su e giù,
e lui si libererà.
Se potete aiutarlo,
non piantatelo in asso!
Perché ha dato a noi tutti
gran motivi di spasso.
FAUST
Per prima cosa affronterò la bestia
con lo scongiuro dei quattro:
La Salamandra avvampi,
si ritorca l’Ondina,
si dissolva la Silfide,
il Coboldo si sfianchi!
Chi non sapesse
degli elementi,
di loro forze
e qualità,
comanderebbe
forse gli spiriti?
Dissolviti in fiammata,
Salamandra!
Scorri via mormorando,
Ondina!
Splendi come meteora,
Silfide!
Reca aiuto domestico,
Incubus! Incubus!
Esci e falla finita!
Nessuno dei quattro
è dentro la bestia.
Se ne sta imperturbabile e mi ringhia;
non le ho ancora fatto male.
Mi udrai pronunciare
più forti scongiuri.
Sei forse, compare,
evaso dall’Inferno?
Vedi allora il simbolo
a cui si piegano
le schiere nere!
Si gonfia e rizza il pelo.
Essere immondo!
Lo riconosci?
L’Ingenerato,
l’Ineffato,
per tutti i cieli Effuso,
empiamente Trafitto?
Bandito dietro la stufa,
si gonfia come un elefante,
invade tutto lo spazio,
vuole sciogliersi in nebbia.
Non sollevarti alla volta!
Accucciati ai piedi del padrone!
Lo vedi, io non minaccio invano.
Ti brucerò con una vampa santa!
Non aspettare
la luce tre volte ardente!
Non aspettare
il mio mezzo più potente!
MEFISTOFELE sbuca, mentre la nebbia cade, da dietro la stufa, in veste di chierico vagante
A che pro tanto chiasso? In che posso servirvi?
FAUST
Questo era dunque il nocciolo del cane!
Un chierico vagante? Il caso è divertente.
MEFISTOFELE
Saluto il sapientissimo signore!
Mi avete fatto sudar sette camicie.
FAUST
Come ti chiami?
MEFISTOFELE
Che domanda meschina
per chi disprezza tanto la parola, e distaccato da tutte le apparenze
aspira solo al fondo delle essenze.
FAUST
In voi, signori, di solito l’essenza
la si legge nel nome fin troppo chiaramente, quando vi chiamano dio delle mosche,
corruttore e padre di menzogne.
Insomma, tu chi sei?
MEFISTOFELE
Parte di quella forza
che vuole sempre il male e produce sempre il bene.
FAUST
Cosa vuol dire questo indovinello?
MEFISTOFELE
Sono lo spirito che nega sempre!
E con ragione, perché tutto ciò che nasce è degno di perire.
Perciò sarebbe meglio se non nascesse nulla.
Insomma, tutto ciò che voi chiamate
peccato, distruzione, in breve, il male,
è il mio specifico elemento.
FAUST
Tu ti dici una parte, e mi stai innanzi intero?
MEFISTOFELE
Ti dirò una modesta verità.
Se l’uomo, microcosmo di follia,
usa pensarsi come un tutto – io sono
parte di quella parte che in principio era tutto, della tenebra che partorì la luce,
la luce superba che adesso a madre Notte
contende lo spazio e il rango antico.
Ma senza mai riuscirvi; per quanto si cimenti resta incollata ai corpi e prigioniera;
dai corpi emana, rende belli i corpi
e ogni corpo ne ostacola il cammino.
Spero perciò che non ci vorrà molto
e con i corpi perirà anche lei.
FAUST
Ora conosco il tuo degno compito!
Non potendo distruggere alla grande,
cominci a farlo in piccolo.
MEFISTOFELE
E così, certo, raccapezzo poco.
Ciò che si oppone al nulla,
il qualcosa, questo goffo mondo,
per quante io ne abbia fatte,
non ho saputo venirne a capo:
tempeste, inondazioni, incendi, terremoti -
ma poi torna la calma sulla terra e sul mare!
E la dannata razza dei viventi,
siano uomini o bestie, non c’è verso di nuocerle.
Quanti ne ho già sepolti! E sempre circola nuovo sangue, sangue giovane.
Di questo passo c’è da impazzire!
Dall’aria, dall’acqua, dalla terra
i germi si sprigionano a migliaia,
all’umido e all’asciutto, al caldo e al freddo!
Se non mi fossi riservato il fuoco,
non resterebbe un angolo per me.
FAUST
Tu dunque opponi alla forza sempre attiva che crea e dà salvezza eternamente
il freddo pugno del demonio,
che invano perfido si serra!
Cercati altro da fare,
strano figlio del caos!
MEFISTOFELE
Su tutto questo ritorneremo
a meditare le volte prossime!
Per questa volta potrei allontanarmi?
FAUST
Non vedo perché tu me lo domandi.
Ora che ho fatto la tua conoscenza,
vieni a trovarmi quando vuoi.
Ecco qua la finestra, ecco la porta,
e se non basta la cappa del camino.
MEFISTOFELE
Un piccolo impedimento, lo confesso,
mi vieta ora di andarmene a spasso:
quel piede d’elfe sulla vostra soglia -
FAUST
Il pentagramma ti dà pensiero?
Ma dimmi allora, figlio dell’Inferno,
se questo ti respinge, com’è che sei entrato?
Come venne ingannato un tale spirito?
MEFISTOFELE
Guardate attentamente! Non è tracciato bene; quell’angolo che dà verso l’esterno
è un poco aperto, come vedi.
FAUST
Che fortunata combinazione!
Saresti dunque mio prigioniero?
Ho fatto centro tirando a caso!
MEFISTOFELE
Non lo notò il barbone, quando saltò qui dentro; ma per il diavolo le cose cambiano,
e adesso non può uscire dalla casa.
FAUST
Perché non te ne vai dalla finestra?
MEFISTOFELE
Hanno una legge i diavoli e gli spettri:
da dove sono entrati, di là devono andarsene.
Liberi a intrufolarci, siamo schiavi ad uscire.
FAUST
Anche l’Inferno ha le sue leggi?
Ecco una buona cosa. E ci sarebbe modo
di stringere con voi, signori, un patto certo?
MEFISTOFELE
Ciò che è promesso te lo godrai
tutto intero, neanche un’oncia in meno.
Ma non si può trattarne in due parole,
fra breve tempo ne riparleremo;
adesso tuttavia ti prego vivamente,
per questa volta, di lasciarmi andare.
FAUST
Trattieniti ancora per un attimo,
a dirmi la buona ventura.
MEFISTOFELE
Adesso lasciami! Presto tornerò
e potrai domandarmi a tuo piacere.
FAUST
Non sono stato io a insidiarti,
sei cascato da solo nella rete.
Chi ha preso il diavolo lo tenga stretto!
Prima di riacciuffarlo dovrà aspettare un pezzo.
MEFISTOFELE
Sono disposto, se così ti piace,
anche a restare a farti compagnia;
a patto tuttavia che le mie arti
possano offrirti un degno passatempo.
FAUST
Le vedrò volentieri; ne hai piena facoltà.
Purché il passatempo sia gradevole!
MEFISTOFELE
Amico mio, i tuoi sensi
godranno più in quest’ora
che in tutto un anno di monotonia.
I canti dei miei spiriti soavi,
le belle immagini che ti porteranno
non sono un vuoto gioco di magia.
Anche l’olfatto ti sarà grato,
ne avrai delizia per il palato,
e il tatto poi sarà beato.
Non occorre nessun preparativo;
siamo tutti presenti, incominciate!
SPIRITI
Svanite, oscure
volte incombenti!
Si affacci ameno
l’incanto amico
del ciel sereno!
Le nubi oscure
siano dissolte!
Le stelle brillano,
soli più miti
gettano luce.
Ed ecco aleggiano,
fluttuano chini
leggiadri spiriti
figli del cielo.
Ed ecco senti
slanci struggenti;
nastri ondeggianti
di vesti vaghe
coprono i campi,
coprono fronde
dove gli amanti
per sempre uniscono
voti e pensieri.
Fronde su fronde!
Tralci fiorenti!
Uve pesanti
cadono in ampi
torchi prementi,
cadono in rivi
vini spumanti,
scorrono in puri
duri cristalli,
volgon le spalle
agli alti colli,
formano laghi
di cui gioiscono
verdi colline.
Bevon gli alati
inebriati,
volano incontro
al sole, incontro a
isole chiare
che onde ingannevoli
vanno cullando;
dove ascoltiamo
cori esultanti,
dove vediamo
genti danzanti
muoversi libere
sparse sui prati.
Alcuni salgono
colli svettanti,
altri s’immergono
in laghi ameni,
altri si librano,
tutti alla vita,
tutti all’amore
tesi e a lontane
stelle beate.
MEFISTOFELE
Dorme, soavi figli dell’aria, molto bene!
Me l’avete cullato a perfezione!
È un concerto per cui vi sono in debito.
Non sei ancora uomo da tener stretto il diavolo!
Avvolgetelo in dolci forme oniriche,
immergetelo in un mare d’illusione;
ma per spezzare l’incanto della soglia
ho bisogno di un dente di topo.
Non occorrono lunghe invocazioni;
ne fruscia già qui uno disposto ad ascoltarmi.
Il signore dei ratti e dei sorci,
delle mosche e dei rospi, di cimici e pidocchi,
ti comanda di farti avanti ardito e di rosicchiare questa soglia,
man mano che egli la unge d’olio -
Eccoti che arrivi saltellando.
Svelto, all’opera! La punta che mi blocca è la più esterna, proprio accanto ai cardini.
Ancora un morso, è fatto. – Adesso, Faust, continua nei tuoi sogni finché ci rivedremo.
FAUST ridestandosi
Sono stato ingannato un’altra volta?
La ressa degli spiriti è svanita
e io non so se l’ho sognato, il diavolo,
e se a scappare è stato un can barbone.
STUDIO
Faust, Mefistofele
FAUST
Bussano? Avanti! Chi mi affligge di nuovo?
MEFISTOFELE
Sono io.
FAUST
Avanti!
MEFISTOFELE
Devi dirlo tre volte.
FAUST
Avanti, dunque!
MEFISTOFELE
Così mi piaci.
Noi due, mi auguro, ci accorderemo!
Perché, a scacciarti le malinconie,
eccomi qua nei panni di nobile cadetto:
abito rosso, ricami d’oro,
corta mantella di seta dura,
penna di gallo sul cappello,
lungo fioretto acuminato.
E ti consiglio, senza più ambagi:
indossa subito lo stesso abito,
così potrai sperimentare
leggero e libero cos’è la vita.
FAUST
In ogni abito sentirò il tormento
di questa angusta vita terrestre.
Io sono troppo vecchio per giocare,
troppo giovane per non desiderare.
Il mondo che cosa mi può offrire?
Rinunciare tu devi! rinunciare!
Questo è l’eterno ritornello
che risuona all’orecchio di ciascuno,
che ogni ora per tutta la vita
ci ricanta con voce roca.
Al mattino mi sveglio con orrore,
vorrei piangere lacrime amare
vedendo il giorno che nel suo cammino non un mio voto appagherà, non uno,
che svuoterà con critiche ostinate
anche il presentimento del piacere
e con le mille inezie della vita
vieterà di creare al mio animo inquieto.
Quando cala la notte con angoscia
io debbo coricarmi sul giaciglio;
neppure su di esso trovo pace,
spaventato da incubi crudeli.
Il dio che mi abita nel petto
può commuovere il fondo del mio animo;
egli regna su tutte le mie forze,
e non può muover nulla al di fuori di me.
Io sento l’esistenza come un peso,
desidero la morte, odio la vita.
MEFISTOFELE
E tuttavia la morte non è mai benvenuta.
FAUST
Felice l’uomo al quale, fulgido di vittoria, la morte cinge il capo di allori insanguinati, felice chi la incontra dopo danze sfrenate, allacciato da braccia di fanciulla!
Davanti alla potenza di quel sublime spirito fossi caduto in estasi e spirato!
MEFISTOFELE
E tuttavia qualcuno, quella notte,
non ha bevuto una bevanda scura.
FAUST
Spiare, a quanto sembra, ti diverte.
MEFISTOFELE
Onnisciente non sono; però so molte cose.
FAUST
Se mi strappò a quel groviglio orrendo
allora un suono dolce e familiare
e illuse con l’eco di giorni felici
un resto di infantili sentimenti,
io maledico ogni allettamento,
ogni miraggio che avviluppa l’anima
e con forze che accecano e lusingano
la esilia in questa valle di tristezza!
Maledetto sia l’alto intendimento
con cui lo spirito s’intrappola da sé!
Maledetto l’abbaglio dei fenomeni
che si rovescia contro i nostri sensi!
Maledetta l’ipocrisia dei sogni,
l’inganno della gloria e di un nome che duri!
Maledetto il possesso che ci adula
come donna o figlio, come servo o aratro!
Maledetto Mammone, sia quando ci sprona
con i tesori a osare imprese audaci,
sia quando ci accomoda i cuscini
per invitarci a godimenti oziosi!
Maledetto sia il succo balsamico dell’uva!
Maledetta la grazia suprema dell’amore!
Maledetta speranza! Maledetta la fede!
E maledetta soprattutto la pazienza!
CORO DI SPIRITI invisibili
Guai! Guai!
Tu l’hai distrutto
il mondo bello
con pugno poderoso;
precipita, si sfalda!
Un semidio l’ha frantumato!
Noi portiamo
le sue macerie al Nulla,
e piangiamo
la bellezza perduta.
Poderoso
tra i figli della terra,
più splendido
ricostruiscilo,
rialzalo dentro il tuo petto!
Il corso di una vita nuova
comincia
con animo sereno,
e nuovi canti
risuoneranno!
MEFISTOFELE
Sono i più piccoli
del mio corteggio.
Ascolta: come vecchi saggi
consigliano il piacere dell’agire!
Nel vasto mondo,
via della solitudine
dove ristagnano sensi ed umori,
ti vogliono attirare.
Smettila di giocare col tuo cruccio,
che come un avvoltoio ti divora la vita;
persino la peggiore compagnia
ti fa sentire uomo fra gli uomini.
E questo non vuol dire
spingerti tra la feccia.
Non sono uno dei grandi;
tuttavia, se vuoi unirti a me
per muovere i tuoi passi nella vita,
di buon grado acconsento
a essere tuo, qui sui due piedi.
Sarò il tuo compagno
e, se ti vado a genio,
sarò il tuo servo, il tuo schiavo!
FAUST
E cosa dovrò fare per te in cambio?
MEFISTOFELE
Per questo hai davanti un lungo termine.
FAUST
No, no, il diavolo è un egoista,
è raro che si renda utile agli altri
per amore di Dio.
La tua condizione dilla chiara;
un servo simile è un rischio per la casa.
MEFISTOFELE
Io m’impegno a servirti quaggiù,
pronto al tuo cenno, senza soste e indugi; di là poi, quando ci ritroveremo,
dovrai fare per me la stessa cosa.
FAUST
Dell’al di là poco mi può importare;
manda prima in frantumi questo mondo,
e poi che l’altro mondo venga pure.
Da questa terra sgorgano le mie gioie,
questo sole rischiara le mie pene;
che io me ne separi prima, e poi
avvenga quel che vuole e quel che può.
Non voglio più sentirne parola né sapere
se nel mondo a venire si odia e si ama ancora, né se anche in quelle sfere
ci saranno un alto e un basso.
MEFISTOFELE
Se la pensi così puoi arrischiarti.
Impegnati, e nei giorni del presente
assisterai con gioia alle mie arti;
quel che io ti darò nessuno l’ha mai visto.
FAUST
E che vuoi dare tu, povero diavolo?
Lo spirito dell’uomo nel suo tendere all’alto i pari tuoi lo hanno mai compreso?
Possiedi forse un cibo che non sazi,
un oro fulvo che non stia mai fermo, ma come argento vivo ti scorra via di mano, un gioco al quale non si vinca mai,
una ragazza che stretta al mio petto
con gli occhi già si vincoli ad un altro, e il bel trastullo degli dèi, l’onore,
che si dilegua come una meteora?
Mostrami il frutto sfatto prima di essere colto, e alberi che ogni giorno rinverdiscano!
MEFISTOFELE
È un compito che non mi fa paura;
posso servirteli tesori come questi.
Ma poi, mio buon amico, arriva anche il momento di assaporare in pace dei buoni bocconcini.
FAUST
Se mai mi adagerò su un pigro letto in pace, venga immediatamente la mia ora!
Se con lusinghe potrai tanto ingannarmi
che io mi compiaccia di me stesso,
se con il godimento ti riuscirà d’illudermi, quello sia per me l’ultimo giorno!
Questa scommessa t’offro!
MEFISTOFELE
Accetto!
FAUST
Qua la mano!
Se dirò all’attimo:
Sei così bello, fermati!
allora tu potrai mettermi in ceppi,
allora sarò contento di morire!
Allora suoni la campana a morto,
allora non dovrai servire più;
l’orologio si fermi, la lancetta cada,
e sia passato il tempo che mi è dato!
MEFISTOFELE
Pensaci bene, non lo scorderemo.
FAUST
È tuo pieno diritto.
Non presumo di me con arroganza.
Non appena mi fermo sono schiavo,
tuo o di altri che m’importa.
MEFISTOFELE
Oggi stesso, al banchetto dei dottori,
vi servirò secondo il mio dovere.
Solo una cosa! – Per la vita o per la morte, vi pregherei: due righe di attestato.
FAUST
Anche uno scritto esigi, pedante? Non hai mai conosciuto tu un uomo, la parola di un uomo?
Che la mia viva voce abbia disposto
dei miei giorni in eterno non ti basta?
Il mondo fugge in un perpetuo flusso,
e una promessa dovrebbe fermarmi?
Ma noi questa follia l’abbiamo in cuore;
chi è davvero disposto a liberarsene?
Felice chi l’ha scritta nel petto la lealtà, di nessun sacrificio dovrà pentirsi mai!
Però una pergamena vergata e col sigillo
è uno spettro che tutti intimidisce.
La parola è già morta nella penna,
e dominano cuoio e ceralacca.
Che cosa vuoi da me tu, spirito malvagio?
Vuoi bronzo, marmo, carta, pergamena?
Dovrò usare la penna, lo stilo o lo scalpello?
Scegli in piena libertà.
MEFISTOFELE
Quante parole! Che gusto ci trovi




