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Translator Светлана Догадкина
© Fratelli narratori, 2026
© Gianvincenzo Cantafora, 2026
© Maria Cristina Cantafora, 2026
© Светлана Догадкина, translation, 2026
ISBN 978-5-0068-7738-2
Created with Ridero smart publishing system

Breve biografia degli Autori
Gianvincenzo Cantàfora vive a Milano. Dopo avere frequentato il Politecnico e l’Università di Urbino, ha lavorato per molti anni come consulente nel settore Aeronautico e della Difesa e ha scritto di questi temi sulle più importanti riviste specialistiche. Appassionato di viaggi e di motori collabora attivamente con la rivista “Auto d’Epoca” pubblicando articoli tecnici, storico-motoristici e resoconti di viaggio.
Maria Cristina Cantàfora vive a Milano. Dopo gli studi classici collabora come redattrice editoriale con importanti case editrici. Successivamente ha lavorato presso la casa⠀editrice Nuovi Autori presentando i testi di scrittori emergenti come relatrice. Ha collaborato con il Prof. Vittorio Sermonti per una nuova edizione della Divina Commedia per la casa editrice Giunti. Inoltre, ha creato la collana Biomondo che si occupa della salvaguardia dell’ambiente e della sostenibilità.
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In quest’opera i Fratelli narratori Maria Cristina e Gianvincenzo Cantàfora presentano personaggi femminili colti in momenti particolarmente drammatici.
Lo sfondo tragico e terribile è quello della Seconda guerra mondiale negli anni dal 1941—1945. I racconti si basano su fatti dolorosi e tragici realmente accaduti, nulla è lasciato al caso o alla fantasia. Le protagoniste sono donne comuni, che nel frangente non hanno esitato a mettere a repentaglio se stesse e la propria vita. Infine, l’epilogo è un appello alla pace, con la speranza di un futuro migliore.
Il coraggio delle donne in Guerra
Prefazione dell’interprete
Circa 20 anni fa, il 9 maggio, quando era ancora viva mia nonna, veterana della Seconda guerra mondiale Ofelia Bagdasarovna Barsegyan (Kolomiets), andai a visitarla viaggiando da Mosca a Krasnodar. Mi ricordo che ci trovammo in cucina e lei mi preparò i varenichi con le ciliege (ravioli russi) e io stetti al tavolo a bere il mio caffè di fronte a mia nonna e guardai la Parata della Vittoria alla TV. “Che strano” – pensai – “La parata si svolge a Mosca e io invece sono qua a casa di mia nonna a guardarla alla televisione… E allora!? Cosa mi importa della parata se il veterano più importante è qui vicino a me? Non ho bisogno degli altri!”
A quel tempo i miei pensieri erano patetici e allegri e ora, dopo tanti anni, sono tristi. Mi piacerebbe guardare di nuovo questa parata con lei… anche se ha sempre guardato in silenzio la trasmissione e non ha mai commentato nulla. Non ho mai capito perché fsse così severa e silenziosa. Perché tutto questo rigore e senso di tragedia, ora si può e si deve vivere in modo più leggero e più divertente… Ma come fai a praticarlo se hai visto e vissuto i tragici momenti che mi ha raccontato?
Mi ha detto che all’età di dieci anni ha dovuto lavare le bende insanguinate in un ospedale militare. Equando i soldati dai loro letti le gridavano allegramente: Tofik! Balla! lei girava e ballava e per questo le veniva data una caramella. La portava a casa alle sue sorelle più giovani: ognuna di loro, a turno la succhiava un po’ e la passava alle altre. Difficoltà inimmaginabili ai nostri giorni!
Una parata è senz’altro una cosa pazzesca! Ti ispira orgoglio per tutto il potere mostrato sulla Piazza Rossa! Ma il valore e l’agire dei prodi può essere di diverso tipo. Non tutti di loro si possono presentare in TV addirittura sulla Piazza Rossa! Per esempio, la madre di mia nonna, Vart Mkrtychevna Barsegyan, mettendole un sacco pesante sulla schiena le disse: “Ecco un sacco di carbone per te, portalo a casa! Ma guarda, non toglierlo dalla schiena e non fermarti! Se ti fermi a riposare, non raccoglierai più la borsa!” e lei una bambina, camminava, si urinava addosso per la stanchezza e camminava per molti chilometri senza fermarsi, prima di arrivare a casa.
La Guerra non ha il volto di una donna, si dice in Russia. Ma allora quale, se non quello di un viso femminile? Gli stereotipi di genere vanno bene quando non ci sono i problemi ed è ora di cena. Ma quando tu sei una ragazza con i capelli ricci, carichi le bombe da 150 kg sul tuo biplano, affondi un coltello nel fianco dello stupratore per proteggere i tuoi figli, spari al nemico o porti un gran peso, la borsa lungo tua la strada, è come se non fossi più la debole donna rifugiata in cucina. La guerra invece ha un volto molto femminile, un volto molto triste, pieno di lacrime e sangue. La vittoria in questo caso ha un volto maschile. Gli uomini forti sono stati condotti sulla Piazza Rossa e queste donne con borse sulla schiena sembravano vergognose di mostrarsi. Certo, non sono loro che hanno vinto la guerra. Ma come ha scritto l’autore di questo libro neanche le incredibili Streghe della notte sono state inviate a sfilare sulla Piazza Rossa.
Coloro che combattevano sono sicuramente eroi di una battaglia sacra. Ma coloro che hanno dovuto masticare gomma dalla fame, marcire nei campi di concentramento, morire sotto tortura, vedere con i propri occhi le atrocità nei confronti dei loro vicini, non essendo in grado di voltare loro le spalle o dimenticarli tutti. Per mostrare il coraggio di tutti loro non è sufficiente nessuna piazza.
Lasciamo quindi che questa opera letteraria sia un monumento al loro onore e valore, che probabilmente non avremmo mai appreso se non fosse stato per la nobiltà degli individui che hanno ritenuto degno di mostrare le loro imprese attraverso questa serie di racconti.
Quando ho saputo dell’intenzione del mio caro ed egregio amico Gianvincenzo Cantàfora di scrivere una storia dedicata alle nostre famose Streghe della notte, che terrorizzavano le truppe aeree della Wehrmacht, volando sui loro biplani giocattolo – Polikarpov, soprannominati “Pannocchia”, ho risposto con gratitudine alla sua richiesta di tradurre questo monumento di grande valore in russo. Sebbene ci siano molte storie sulla loro impresa, sono pochi coloro i quali, non essendo cittadini del nostro paese, avrebbero trovato il tempo e il desiderio di prestare attenzione alla loro impresa. E ora nel periodo nel quale, all’estero, è imperante la cultura della cancellazione di tutto quanto sia russo, questo atto ha un significato ancora più prezioso per me e più notevole per il mio paese e mi inchino profondamente per il suo approccio e Coraggio!
La saggezza è sempre un segno di una natura indipendente. È facile essere orgogliosi di ciò che appartiene alla storia della tua nazione, è un dovere civico di tutti. Ma quando qualcuno al di fuori del tuo paese lo fa, parla della sua nobile educazione e della sua anima profonda! Una persona del genere diventa, per così dire, parte della stessa prodezza, portando con orgoglio una torcia accesa davanti alla storia.
Per quanto tragici siano gli eventi descritti nel libro, mi hanno dato un’idea: il male non è mai assoluto. Sempre nel profondo dell’abisso infernale c’è almeno una piccola debole scintilla di verità che non svanirà mai. Ognuna di queste scintille inestinguibili è la lucentezza non sbiadita degli occhi delle donne su entrambi i versanti della guerra.
Lavorando sulla storia delle eroine sovietiche in tempo di guerra, siamo giunti alla conclusione che valeva la pena bilanciarlo con storie di imprese femminili e dall’altra parte del conflitto. Dopotutto, non può essere che assolutamente tutti siano infettati dal fanatismo di un falso percorso ideologico, come nei paesi fascisti. E c’erano persone che non erano d’accordo con la dottrina della falsa dottrina della superiorità di alcune nazioni rispetto ad altre, costrette, tuttavia, a sopravvivere nelle immediate vicinanze della Chimera velenosa e respirare con essa l’unica aria avvelenata che produce. Chissà chi è stato nella difficolta più grave in quel momento? Dopotutto, i cittadini di quel paese non avevano nemmeno la possibilità di un’altra scelta! E la patria, come sappiamo, non viene scelta. Scegli i tuoi ideali e le regole della vita. Cosa hanno che fatto le eroine di questo libro che vivevano su entrambi i versanti della guerra.
Il padre di Gianvincenzo, capitano di artiglieria Duilio Cantafora prestò servizio nell’esercito italiano, ma anche allora capì chiaramente l’inutilità e l’errore della politica governativa di quei tempi. Nei suoi diari, che racconteremo sicuramente nei prossimi libri, ha condiviso sinceramente le sue opinioni e i suoi rimpianti su ciò che stava accadendo. I partigiani, il movimento di Resistenza, le persone anonime e soprattutto le donne ridotte in condizioni di mera sopravvivenza hanno cercato di contrastare questo caos.
Per approfondire il motivo per cui le donne italiane sono morte, la sorella di Gianvi, Maria Cristina Cantafora, famosa autrice italiana, si è unita al lavoro. Maria Cristina e Gianvincenzo hanno raccontato nelle pagine di questo libro che le donne italiane che erano diventate vittime inconsapevoli del fascismo e poi del nazismo e anche coloro che non riconoscevano i valori brutali e bestiali indotti a loro, non erano d’accordo e non cedevano a false idee, ma furono costretti anche tacitamente a sopportare tutte le sofferenze inferte dell’Idra del Terzo Reich e i suoi ministri dalla testa di serpente.
Coloro che oggi si lamentano del loro destino dovrebbero essere i primi a leggere queste storie e coloro che pensano di non essere in grado di cambiare la loro situazione e sono costretti a sopportare la dura realtà dovrebbero conoscere ciò di cui le persone sono capaci nel momento più terribile dell’esistenza del mondo. Le possibilità dell’uomo sono infinite, sebbene vane, finché non ci aiuta Dio.
⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ Svetlana Dogadkina
Parte 1.
Il coraggio indomabile delle Streghe della Notte
Dal buio della notte della Seconda guerra mondiale emerse un gruppo di giovani donne coraggiose, che divennero la leggenda del fronte orientale: le “Streghe della Notte”. Studentesse, operaie, contadine divennero aviatrici intrepide, sfidarono le convenzioni e la paura per combattere il nemico nazista, formando un Reparto tutto al femminile, un’impresa unica nella storia dell’aviazione militare.
Con il progredire della guerra, il confronto in armi tra l’Unione Sovietica e il potente esercito tedesco sembrava risolversi a favore di quest’ultimo che aveva raggiunto il Volga, sembrava essere pronto a conquistare anche Mosca e aveva lasciato dietro di sé oltre due milioni di morti. Per l’Unione Sovietica, ogni giorno di più, sembrava approssimarsi il punto di non ritorno e il suo tracollo finale. Per contrastare tutto questo e scongiurare l’immane pericolo che la sovrastava, la Patria aveva bisogno del coraggio, dell’indomita volontà e della determinazione di tutti, anche quella delle giovani donne che avevano risposto all’appello del maggiore Marina Raskova, la famosissima pilota sovietica che nel 1942 aveva ottenuto da Stalin l’incarico di formare un reggimento di bombardamento notturno, formato da sole donne. Raskova non solo scelse piloti con abilità eccezionali, ma decise anche di reclutare esclusivamente donne giovani e audaci per servire nel nuovo e rivoluzionario reparto. Selezionare le donne per questo compito era visto come un atto rivoluzionario e provocatorio in un’epoca nella quale le donne rivestivano ruoli limitati nell’ambito delle forze armate.
Le valorose aviatrici che facevano parte del 588° Reggimento da bombardamento notturno, soprannominate dai nazisti “Nachthexen”, utilizzavano i biplani Polikarpov Po-2. Questi velivoli in legno e tela non erano né veloci né particolarmente potenti, ma avevano il vantaggio di essere furtivi e difficili da individuare nell’oscurità. Le Nachthexen effettuavano rischiose missioni notturne di bombardamento e ricognizione sui territori occupati dai nazisti.
Senza l’uso di tecnologie sofisticate o di navigazione strumentale, esse si affidavano esclusivamente a bussole e mappe per pilotare i loro velivoli, il che richiedeva abilità e coraggio eccezionali. In queste condizioni pericolose, le aviatrici sovietiche dovevano volare a bassa quota, lentamente, prendendo di mira le posizioni nemiche per seminare il caos e la paura tra le forze tedesche, comparendo all’improvviso, precedute dal solo ronzio dei loro aeroplani in planata.
Il coraggio e la tenacia di queste giovanissime pilota non passarono inosservati al nemico. I nazisti arrivarono a temere e odiare queste donne impavide che, senza paura, sfidavano la supremazia maschile in guerra. I piloti tedeschi così presero a chiamarle “Nachthexen” (Streghe della Notte) anche per silenzioso fruscio dei loro velivoli e della loro inspiegabile capacità di apparire e scomparire nell’oscurità. Del resto, chi mai avrebbe potuto insidiare la virile potenza delle armate tedesche, se non delle Streghe? Nonostante gli attacchi tedeschi e i tentativi di abbattere i loro aerei, le Nachthexen dimostrarono un’abilità e una determinazione senza pari. Parteciparono a più di 23.000 missioni di combattimento e sganciarono migliaia di tonnellate di bombe sulle forze nemiche, infliggendo danni significativi alle linee del fronte nazista.
Il coraggio e lo spirito indomito delle Nachthexen sono rimasti impressi nella storia della Seconda guerra mondiale. Il loro coraggioso servizio e la loro dedizione alla causa della libertà e della resistenza contro la tirannia nazista hanno lasciato un’eredità duratura nell’aviazione militare e nella lotta per l’uguaglianza di genere. Sebbene la guerra sia finita da tempo, il ricordo delle Streghe della Notte rimane un simbolo del coraggio delle donne e della loro capacità di abbattere le barriere e sfidare le aspettative sociali. Il loro esempio continua a ispirare le future generazioni in tutto il mondo, dimostrando che con la determinazione e l’abilità esse possono superare qualsiasi ostacolo e scrivere la storia, anche nei settori più difficili come l’aviazione militare.
Oggi, delle eroiche aviatrici non resta in vita più nessuna. Ma la loro memoria va onorata e diffusa, poiché molto pochi in Europa e nel resto del mondo conoscono le loro gesta e con il mio racconto intendo proprio fare questo. Il mio intento è che, oltre a narrare una gloriosa pagina di storia, che permetta a tutti noi di riflettere su due aspetti della nostra realtà storica: i diritti delle donne e la pace tra i popoli.
Le streghe della notte
Fratellanza – Sorellanza
Il 588° Reggimento da bombardamento notturno
Гордитесь тем, что вы женщины! (Siate orgogliose di essere donne!), il primo dei dodici comandamenti redatti dal Maggiore Marina Raskova, Comandante del 122° Gruppo Aereo, campeggiava sull’entrata dell’aerodromo della scuola di aviazione di Engels e accoglieva tutte le allieve pilote e navigatrici che avevano risposto al suo invito per difendere la Patria invasa dal dilagante e opprimente nemico.
Stalin in persona aveva ceduto alle pressanti richieste del Maggiore Raskova, la “Amelia Earhart” sovietica e aveva consentito che il 588° Reggimento da Bombardamento leggero notturno fosse costituito da sole giovani donne. Così, fin dal 1941 ne erano accorse a Engels oltre duemila, provenienti da ogni parte dell’Unione Sovietica ed esse, studentesse, operaie, allieve delle scuole di aviazione civile che fossero, erano pronte a entrare nelle unità dell’aeronautica tutte al femminile, che avrebbero volato in missioni di guerra e sganciato bombe, offrendo le loro giovani vite all’Unione Sovietica, la prima nazione che aveva deciso di impegnare anche le donne nella feroce guerra che stava devastando il paese.
Le ragazze fragili contro il Terzo Reich
In soli tre mesi di addestramento, 15—17 ore di duro lavoro ogni giorno, il Maggiore Raskova ne aveva selezionate 1200, poi suddivise in tre gruppi di volo: il 586° Reggimento caccia, il 587° per il bombardamento in picchiata, formati da personale misto e il 588° gruppo per il bombardamento leggero notturno, formato da 260 giovani donne, suddivise tra pilote, navigatrici e personale di terra, al comando del Maggiore Yevdokia Bershanskaya.
Insomma, una unità, il 588°, che incarnava il comandamento della Raskova e che possedeva un cuore che batteva all’unisono per via della sorellanza solidale che univa tutte loro.
Non altrimenti avrebbero potuto svolgere il loro durissimo lavoro e divenire l’unità di Aviazione femminile più decorata dell’Unione Sovietica. Un primato invidiabile che consentì loro di perdere in missione solo 28 aerei, con 32 vittime, guadagnando 23 medaglie dell’ordine di Eroe dell’Unione Sovietica, delle quali cinque alla memoria.
Ma, se partiamo dall’inizio della loro storia, questa era forse l’unità militare più “fragile” della Seconda Guerra Mondiale, che doveva battersi contro l’esercito più duro, meglio addestrato, meglio equipaggiato e il più capace di tutti i tempi nell’arte
della guerra. Insomma, un fragile e delicato soprammobile di vetro finissimo, tra rudi e pacchiani vasi di ferro. Rapportandoci poi alla ferrea logica maschilista del tempo, il delicatissimo oggetto rappresentato dal 588° si sarebbe dovuto frantumare al primo impatto con i teutonici guerrieri del Reich, ma non fu proprio così.
Le bombe in cambio di paracadute
Le “Streghe della Notte”, infatti, forti della loro solidale “sorellanza” seppero trovare il vigore combattivo necessario, trasformando la loro “debolezza” in forza. Al comando di Yevdokia Bershanskaya, divennero astute come serpenti e lottarono come tigri, insomma, divennero la leggenda che oggi conosciamo.
Volare, navigare e mantenere in perfetta efficienza gli aerei “Pannocchia” ovvero i biplani Polikarpov Po.2, che costituivano la linea di volo del reggimento, rappresentava un duro e impegnativo lavoro per tutte loro e che manteneva viva l’amicizia e rinsaldava i vincoli di vera fratellanza forse, ben oltre la semplice sorellanza di genere. Per le giovani pilote del 588°, i Polikarpov erano indubbiamente più facili da pilotare rispetto ai potenti caccia del tempo.
Erano costruiti in legno e tela, simili a quelli usati nella Prima guerra mondiale: a due posti, con la cabina scoperta e, in tempo di pace, venivano usati di solito solo nella buona stagione. Raggiungevano una velocità di appena 150 chilometri orari, contro i 500—600 km degli aerei tedeschi. Mancavano tutte le apparecchiature moderne come radio, radar, navigazione notturna, puntamento e armi: insomma, le fragilissime “Streghe” dovevano arrangiarsi con bussole, torce, cartine, matite, righelli e compassi e due pistole.
L’aereo non poteva portare molto peso e non era predisposto al trasporto di bombe, quindi, per caricare due ordigni da 50 chilogrammi l’uno, gli equipaggi dovevano rinunciare ai paracadute. Per questo, tutte loro solidali e affratellate, volavano sugli aerei “Pannocchia”, mostrando un coraggio da vere leonesse, pur mantenendo quei tratti di femminilità che contraddistinguevano la loro giovinezza.
L’onorificenza per ogni strega abbatuta
Di giorno, ricamavano, decoravano i loro aerei con fiori e usavano le matite di cui erano dotate per la navigazione anche come eyeliner, di notte, invece, ritornavano a essere le eroiche combattenti che seminavano il terrore nei cuori del nemico, con i loro lenti aeroplani di legno e tela, con l’impeto, la determinazione e la leggerezza d’animo che solo la giovane età poteva loro offrire.
Volavano con la copertura del buio, sfidando i colpi del nemico e il congelamento in aria, mentre di giorno combattevano lo scetticismo e le molestie sessuali a terra.
Erano temute e odiate dal nemico, al punto che ogni aviatore tedesco che avesse abbattuto un aereo “Pannocchia” con le sue occupanti, sarebbe stato automaticamente insignito della prestigiosa Croce di Ferro.
Ma le ragazze del 588° non temevano niente, perché quando il Commissario Politico Nina Nikulina le aveva avvisate: “Attente Compagne, i tedeschi hanno messo una taglia sui vostri aeroplani”, avevano scrollato le spalle, sorridendo, giurandosi poi segretamente reciproca fedeltà, solidarietà e fratellanza, a terra e in volo, scambiandosi fiori e ricami, di giorno e reciproca copertura e scorta, in missione, di notte.
La magia nel cielo
Così, volavano in gruppi di tre aerei a volo radente, con i motori al minimo per non farsi sentire fino all’ultimo momento. I primi due, non armati, facevano da esca per far accendere i riflettori e distogliere i tedeschi, ma si allontanavano subito riprendendo quota, mentre il terzo aereo sganciava le due bombe sull’obiettivo. Oppure, sempre in gruppi di tre, si avvicinavano a volo radente e motori al minimo, si alzavano in quota all’ultimo momento, scendevano in picchiata, sganciavano le bombe, riprendendo quota con i motori al massimo. O ancora, si avvicinavano in quota per poi scendere in picchiata con i motori al minimo, bombardare e risalire.
Per fare tutto questo, occorrevano grande coraggio e determinazione ma, se non ci fosse stato tra di loro il fil rouge, della sorellanza – fratellanza solidale, nessuna tra di loro, neanche le più spericolate, avrebbe potuto fare con naturalezza e semplicità, quello che loro facevano, quotidianamente, in missione. Il motore Shevetsov a cinque cilindri radiali, che faceva volare i loro aerei “Pannocchia”, produceva un fruscio particolare e, quando il nemico, i tedeschi, si rese conto che erano solo donne a pilotarli, le soprannominarono “Nachthexen”, “Streghe della notte” a cavallo delle scope volanti.
Temutissime dal nemico e, “sorelle nella notte”, proprio come nei “sabba” di fattucchiere d’altri tempi, seminavano il terrore tra i nemici, tanto che, in un rapporto del 1942, il capitano tedesco Johannes Steinhoff scrisse: “I piloti sovietici che ci danno più problemi sono donne. Donne che non temono nulla e vengono di notte a tormentarci con i loro obsoleti biplani e non ci fanno chiudere occhio per molte notti”.
1100 giorni in volo
Un ulteriore elemento che conferma la fratellanza esistente nel reparto e rende irripetibile la sua storia è rappresentato dal fatto che il Maggiore Evdokiya Bershanskaya fu il solo e unico comandante del 588° Bombardieri Notturni, dalla fondazione del reparto al suo scioglimento.
Evdokiya era un comandante naturale e amatissima dalle sue sottoposte, tanto che la sua “Strega” Natalya Meklin, a capo di una squadriglia di sei velivoli, la descriveva così: “Era un comandante severo, ma giusto; sapeva anche essere dolce nei momenti delicati che passavamo in quei giorni difficili. Aveva un autocontrollo perfetto, uno sguardo penetrante: ti bastava una sua occhiata per sentirti in colpa se avevi agito male o sentirti contenta se avevi fatto cose buone”.
Certamente una delle componenti che animavano le ragazze del 588° Reggimento era rappresentata dalla forte motivazione nella lotta contro l’invasore, ma è altrettanto vero che la sorellanza e la profonda solidarietà, che permeava tutto il reparto giocarono un ruolo fondamentale nel conseguimento del risultato finale e nella riduzione delle perdite in battaglia. Un grandissimo risultato, perché nelle loro missioni le “Streghe” superarono di gran lunga tutti i loro colleghi maschi, su tutti i fronti, perché se gli equipaggi del “sesso forte” volarono, completando 25—50 missioni a testa, le giovani pilote del 588° reggimento, volarono ininterrottamente per circa 1100 giorni, completando almeno 800 missioni a testa, un risultato impossibile da conseguire in condizioni diverse dalla assoluta sorellanza e dalla solidarietà di gruppo.
Per queste giovani pilote, la vita è sicuramente più comoda l’estate, perché con le notti corte si possono compiere al massimo dalle cinque alle sette sortite, ma diventa molto più dura durante le lunghe notti invernali, quando le missioni possono moltiplicarsi fino a quindici, tormente di neve permettendo.




