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Antologia di racconti Noir
Testi di (in ordine alfabetico): Denise Antonietti, Simone Fiocco, Simona Mongiello, Deanna Morlupi, Carlo Pizzoni, Andrea Raguzzino, Gianmarco Tomaselli, Giuseppe Vivona.
Introduzione
Questo libro rappresenta il risultato di un percorso iniziato durante il mese di marzo del 2020, ovvero mentre quasi tutta l'Europa si chiudeva in quarantena. In quel momento non avevamo idea, come tutti del resto, di quello che sarebbe accaduto nei mesi a venire ma abbiamo deciso di proseguire comunque con i nostri piani editoriali.
Il primo azzardo è stato fare una "chiamata alle armi" rivolta a tutte le autrici e gli autori in cerca di un editore, per dirla in modo pirandelliano. Il bando, che non era un concorso ma un processo di selezione diretta, è iniziato durante l'estate (altro azzardo) e non prevedeva un tema (come nella maggior parte delle antologie), piuttosto abbiamo proposto un genere: il Noir. Questa scelta, per certi versi restrittiva, è stato l'ultimo azzardo, la scommessa editoriale sulla quale abbiamo voluto puntare per questo libro. Sentivamo che non ci fosse bisogno dell'ennesimo libro di storie sulla pandemia e sosteniamo ancora questo sentimento.
Il nostro desiderio era riuscire a mettere insieme autori diversi per età, provenienza, radici culturali, stile e tutti insieme rendere omaggio ad un genere poco rappresentato, per molti versi, nella letteratura italiana contemporanea.
Siamo convinti che sia importante dare opportunità agli autori emergenti (alcuni esordienti assoluti) che scrivono in italiano e per tanto la selezione è stata fatta con criteri molto esigenti.
Abbiamo aggiunto un'appendice al libro con note biografiche sugli autori affinché possiate sapere chi si cela dietro il sipario di ogni storia.
La copertina è un nostro modesto omaggio al genio di Saul Bass, nell'interpretazione di Anna Pons (che si occupa della nostra linea grafica).
Questo libro viene pubblicato alle soglie del Natale 2020, dieci mesi dopo aver posto la proverbiale prima pietra di questo progetto, in un momento storico di incertezza per tutti. Speriamo di riuscire a regalarvi qualche momento di distrazione, una buona dose di intrigo e la voglia di leggere ancora.
Grazie di aver creduto nelle autrici e negli autori che hanno reso possibile questo libro.
Filigrana
La grande occasione di Jack Rubino
di Andrea Raguzzino
“Mi sono fatto fregare un’altra volta, dannazione” pensò Jack, mentre si lavava le mani dopo aver pisciato. Alzò gli occhi e quel che vide nello specchio non gli piacque per niente: i capelli, precocemente brizzolati, erano unti e spettinati, le rughe intorno agli occhi troppo profonde e la barba, ispida ed incolta, era sciatta e non emanava nessun fascino. L'istinto gli suggeriva, come sempre, di lasciar perdere, ma una specie di orgoglio canagliesco finì per prendere il sopravvento. Mentre il volto riflesso si apriva in un sorriso stentato che non toccò gli occhi, mormorò “o forse, questa volta no”.
Quattro giorni prima.
Jack Rubino non era un idiota, ma nemmeno incredibilmente scaltro, e senza dubbio era straordinariamente pigro; tanto pigro dal finire per sprecare immancabilmente ogni occasione che gli si fosse presentata. Troppo poco motivato per finire il college, non era entrato all’Accademia di Polizia solo perché la mattina del colloquio di ammissione aveva dimenticato di fissare la sveglia e si era quindi alzato dal letto irrimediabilmente in ritardo.
Jack, però, desiderava davvero fare lo sbirro; per questo, in attesa di un'altra occasione e per sbarcare il lunario, alla soglia dei trentacinque era finito a lavorare come assistente di Pietro “Peter” Camaleone, un investigatore privato italoamericano di mezza età abbastanza noto in certi ambienti. Camaleone, il cui padre era compaesano della nonna di Jack, lo impiegava per seguire e fotografare i mariti fedifraghi e, in mancanza di mogli cornute, per rispondere al telefono mentre lui era impegnato in indagini ben più significative.
In quell'ufficio di Hell's Kitchen Jack era occupato a non far nulla, se non piangersi addosso, pensando a quanto fosse triste la sua vita da annusapatte, quando la sua autocommiserazione venne interrotta dallo stramaledetto campanello.
Andò ad aprire la porta, sperando di trovarsi davanti un bel tocco di figliola, come apparentemente succedeva sempre al buon vecchio Sam Spade.
In effetti, fuori dalla porta dell'ufficio stazionava un donnone da far girare la testa, dall’altra parte però. Anche questa volta gli era andata male. Guardò meglio colei che aspirava ad essere la nuova cliente di Camaleone: era alta poco più di un metro e mezzo, ma in compenso pesava, valutata ad occhio, poco più di un quintale. Capelli: colore indefinibile. Abito: circense.
La invitò ad entrare nel bilocale male arredato e peggio arieggiato che Camaleone definiva pomposamente “il mio ufficio”. La donna irruppe con la forza di un ciclone, abbattendo una sedia ed abbattendosi su un’altra. Jack fu praticamente costretto a sedersi sulla vecchia poltrona dall’altra parte della scrivania, e ad ascoltare la storia che quella signora aveva tanta premura di raccontare.
«Ho una figlia» esordì tra le lacrime, «si chiama Terry».
Interrompere maleducatamente le signore in lacrime era una delle attività preferite di Jack; un’attitudine che certo non gli faceva gioco nella vita.
«Si calmi, signora» disse quindi «e mi dica per prima cosa il suo nome.»
Si pentì immediatamente della sua ostentata maleducazione. La donna lo guardò per un attimo stupita, come se non le succedesse di essere interrotta da almeno trent’anni, e poi assunse un’espressione che fu capace di spaventarlo quasi più della sua faccia.
«Signorina, se non le dispiace» disse con una voce che avrebbe fatto bagnare i calzoni all’orco delle favole, «signorina Krista Ramone. Ed ora, veda di lasciarmi continuare» – e non azzardarti mai più ad interrompermi, o te ne pentirai – dicevano i suoi occhi, da cui non uscivano più lacrime.
Raccontò che la figlia, la sua unica figlia, nata dal peccato e da un mascalzone che aveva lasciato la Ramone gravida e ancora signorina, adesso lavorava in una discoteca sette metri sotto terra ed era caduta nella stessa trappola della madre. Cioè, si era fatta infinocchiare da un tale che, promettendole il mondo e mirando al portafogli della vecchia, l’aveva convinta a fuggire con lui in Italia.
«Ora, io sono disposta ad accettare qualunque decisione mia figlia prenda per quel che riguarda la sua vita; d’altronde, ormai ha quasi venticinque anni. Ma non potrei mai e poi mai sopportare che le succedesse la stessa cosa che è successa a me. Terry, la mia bambina, è ancora fragile, ingenua... non voglio che soffra. E non voglio che resti sola per tutta la vita.» Si interruppe.
Jack questa volta attese qualche secondo, per essere sicuro che avesse finito. Poi disse «Capisco perfettamente la situazione, signora…» fu raggiunto da un’occhiata assassina e si corresse subito «pardon, signorina Ramone, e comprendo la sua preoccupazione, ma perché viene a raccontare queste cose a me? Cosa crede che io possa fare per aiutarla?»
«In giro si dice che lei sia il migliore» rispose con tono quasi meravigliato. «Me la ritrovi, me la riporti. Poi mi occuperò io di far cambiare idea a mia figlia.»
Su questo non ho alcun dubbio fu sul punto di dire Jack, ma di nuovo decise saggiamente di riflettere prima di parlare. Era evidente che la Ramone l'avesse preso per Camaleone; ed era altrettanto evidente che, se avesse accettato l'incarico, il suo capo avrebbe affidato a lui il compito di trovare la ragazzina. Jack aspirava a ben altre indagini, non aveva nessuna intenzione di passare i giorni seguenti a caccia di fanciulle smarrite; decise quindi di non chiarire l'equivoco e di fare un favore a sé stesso ed al suo capo rigettando la richiesta della Ramone.
«Per questo, signorina» le disse con sussiego, «deve rivolgersi all’ufficio persone scomparse. Io mi occupo di questioni un poco più serie». Tentò di apparire sicuro di sé, ma il tono non era quello giusto. Lei lo guardò storto.
«Sa cosa?» gli disse scettica. «Pensavo fosse più anziano. E più saggio. La invito a pensarci bene, prima di rifiutare la mia offerta.»
Ma insomma, che vuole questa? rimuginò Jack. Era così che si rivolgeva al grande Peter Camaleone, nel suo ufficio per giunta? A parte che nessuno aveva il diritto di dirgli cosa dovesse o non dovesse fare; nessuno tranne il vero Camaleone, ovviamente. Eppure, per quanto terribile, il suo capo non gli faceva paura quanto la Ramone. Per quanto fosse dura da ammettere, Jack era per qualche motivo terrorizzato da quella donna, e lei sembrava saperlo benissimo. Sicuramente non era il primo ad essere terrorizzato da lei.
«Lei farà questo lavoro per me. Lo farà perché non è uno stupido ed avrà capito bene che sono intenzionata a pagare qualunque cifra.» Infilò la mano nella borsa di Gucci e ne estrasse una busta di carta giallognola. «Questo è un piccolo anticipo sulle spese. L’aereo per Milano parte domani alle dieci del mattino, questo è il suo biglietto; il ritorno è aperto.» Poggiò la busta su un tavolino con tutto il peso del braccio, producendo un tonfo sordo che fece saltare Jack. Oltre al biglietto aereo, c’erano ventimila dollari in contanti.
«So che Terry è a Venezia. A quanto pare l'idiota cui si accompagna è un appassionato di motoscafi e casinò. A Venezia alloggerà in una suite che le ho prenotato al Gritti Palace. Quando avrà trovato mia figlia, mi dovrà chiamare immediatamente. Quando mi avrà riportato Terry riceverà centomila dollari come compenso per il lavoro. Dopodiché, ci saluteremo e fingeremo di non esserci mai visti. Domande?”
Jack non riusciva neanche a pensare, figuriamoci a parlare. «Bene, allora siamo d’accordo» sentenziò la Ramone. Senza aggiungere altro, si alzò ed uscì dall’ufficio, non prima di aver abbattuto la sedia su cui era seduta e l’appendiabiti all’entrata.
Pur se in uno stato di remissione totale, Jack cercò di valutare la situazione. Si trattava di un lavoro semplice, ben pagato e che gli avrebbe consentito di spassarsela a Venezia con i soldi della grassona. Oltre a questo, una foto di Terry, la ragazza in fuga, gli tolse ogni residuo dubbio. Non riusciva ad immaginare come fosse la Ramone da giovane, ma la figlia era davvero una gnocca senza mezzi termini: bionda, procace, sfacciata. Sarebbe stato un vero piacere cercarla e passare qualche giorno con lei nel Bel Paese. Si compiacque pensando a quanto Camaleone sarebbe stato fiero di lui per aver assunto questo ottimo incarico. L'entusiasmo però gli calò rapidamente quando si rese conto che non era affatto sicuro che il capo avrebbe mandato lui a cercare la ragazza; in fondo, una vacanza pagata in Europa avrebbe fatto gola anche allo stesso Camaleone, il quale avrebbe potuto essere irresistibilmente attratto dal richiamo delle sue radici mediterranee. Senza contare che il vecchio si sarebbe tenuto per sé il ricco compenso, lasciando Jack a marcire a New York per quei due spiccioli che gli dava ogni settimana.
Fu un attimo e Jack decise: non avrebbe detto niente a Camaleone, avrebbe cambiato il biglietto aereo e avrebbe portato a termine lui l'incarico, alla faccia del capo; la grassona non avrebbe avuto nulla da ridire, una volta riavuta la figlia. Sarebbe stato licenziato, e allora? Con i soldi della ricompensa, avrebbe potuto finalmente mettersi in proprio.
Come previsto, Jack partì il giorno successivo, dopo essersi rifatto il guardaroba con parte dell'anticipo ricevuto dalla grassona. Per gli spostamenti Jack aveva deciso di ispirarsi allo stile del suo capo: volo in classe Vip (passato in gran parte in dormiveglia per gli effetti del Lexotan, suo vecchio amico) da New York a Milano. Lussuosa limousine con tanto di autista che lo portò a Venezia a Piazzale Roma. Per arrivare al Gritti Palace, ovviamente, una lancia open deck il cui pilota aveva un abito dal taglio elegante che doveva costare una cifra. Prese possesso della suite riservata a nome “Pietro Camaelone”: oltre 80 metri quadrati con servizi extralusso ed un bel terrazzo con vista sul Canal Grande. Si rinfrescò la gola a base di champagne, indossò il suo nuovissimo tuxedo e si fece portare al casinò, onorando una sua vecchia convinzione: prima il piacere e dopo il dovere.
La sede storica del Casinò di Venezia, la più antica casa da gioco del mondo, si trovava in Ca' Vendramin Calergi, uno splendido edificio rinascimentale affacciato sul Canal Grande, residenza dei dogi e ultima dimora di Richard Wagner. Jack non sapeva nulla di tutto ciò, ma arrivando alla casa da gioco a bordo del motoscafo dell'albergo, si rese conto di trovarsi al cospetto di qualcosa di diverso rispetto ai pacchiani casinò di Atlantic City che gli era capitato di frequentare; la cosa non lo impressionò per nulla. Entrando, si vide riflesso in uno dei grandi specchi all'ingresso del casinò: per una volta gli sembrò di essere perfetto, un po’ Bogart ed un po’ James Bond. Si sedette al tavolo del chemin de fer, e vinse rapidamente quasi dieci milioni di lire, che poi andò a sperperare al tavolo della roulette. Perdendo perdendo, attaccò bottone con un italiano che, a quanto diceva, aveva passato seduto a quel tavolo ben più della metà della sua vita da adulto.
«Lei è americano, di New York, vero?» chiese il tipo ad un certo punto.
«Io sono un figlio di ogni luogo, caro mio. Non ho una vera patria» rispose Jack tronfio, sentendosi un vero uomo di mondo.
A quel punto, fu colto da una specie di epifania: si rese conto di trovarsi di fronte ad un momento che attendeva da tutta la vita. Porse la mano all'italiano, lo guardò negli occhi con sguardo da duro e disse: «Mi chiamo Rubino. Jack Rubino.»
L’italiano non rimase affatto impressionato da quella pessima imitazione, gli prese la mano con grande cordialità e, con l'aria di non aver colto la citazione, si presentò: «che piacere, carissimo! Io mi chiamo Emidio Speranza, e sono un giornalista. Lei di cosa si occupa di bello?»
Jack, un po' deluso per la cattiva riuscita del suo momento di gloria, rispose con sufficienza: «un po' di questo, un po' di quello. Piuttosto mi dica: perché pensa che sia di New York?»
«È per il suo accento», rispose. «Io ho un certo orecchio per gli accenti stranieri. Oltretutto, un paio di sere fa ho conosciuto un tipo che perdeva forte quanto lei, e, curiosamente, sembrava tranquillo, come se i soldi non fossero i suoi. Aveva lo stesso accento che ha lei e mi ha detto di essere di New York.»
A quel punto, quel che Jack spacciava per il suo “istinto da segugio” si attivò: doveva trattarsi del tizio che stava fregando Terry.
«Davvero?» chiese, facendo trasparire un moderato interesse. «Mi piacerebbe incontrarlo. Deve essere una persona simpatica, magari qualcuno con cui si può organizzare un poker serio, tra amici. Crede sia ancora a Venezia?»
«Oggi sicuramente no» rispose Speranza, curiosamente felice di rendersi utile. «Mi ha detto che sarebbe stato via qualche giorno, perché doveva raggiungere la sua fidanzata che era a Parigi a fare shopping. Ma mi ha assicurato che, prima di tornare in America, sarebbe ripassato da qui per fare un altro paio di puntate. Credo che tra un paio di giorni lo rivedremo ai tavoli. Lei si tratterrà ancora a lungo in laguna?»
«Non so se potrò» rispose Jack ostentando indifferenza «ma mi piacerebbe restare almeno fino alla fine della settimana.»
La conversazione si spostò su argomenti di amena quotidianità finché, verso le tre, finiti i soldi l'investigatore tornò in albergo. La Ramone aveva già chiamato nove volte, dalle sette di sera in poi, cercando di parlargli. Jack le inviò subito un fax, scusandosi per non averla chiamata per il primo rapporto giornaliero e pregandola di inviare subito altri diecimila dollari. Ventimila, anche. L’indagine sarebbe durata più a lungo del previsto, si giustificò.
Il mattino dopo, uscendo dall’albergo, Jack fu fermato dal concierge, che gli consegnò un messaggio. La Ramone aveva aperto un conto a suo nome in una agenzia veneziana del Monte dei Paschi di Siena; il concierge gli consegnò la relativa carta di credito.
I due giorni che seguirono furono uno spasso assoluto; li trascorse sentendosi un gran signore, spendendo cifre eccessive alla faccia della grassona, di quella serpe di Peter Camaleone nonché di una certa biondastra che, chissà perché, tanto lo faceva penare a casa.
Ma, come purtroppo si sa bene, le cose belle finiscono sempre troppo presto. La quarta notte di permanenza a Venezia, mentre perdeva a tutto spiano al tavolo della roulette, Jack fu avvicinato dal suo amico Speranza il quale, dopo avergli scartavetrato i cosiddetti per una buona mezz’ora parlandogli di alcuni scandali avvenuti nel suo Paese, gli indicò un tipo, dicendo «guardi, è tornato da Parigi il suo concittadino.»
Jack dissimulò il suo interesse dicendo che per quella sera non aveva nessuna voglia di incontrarlo e, per essere più credibile, pregò l'italiano di parlargli un altro po’ di come fossero cattivi i magistrati italiani. Da bravo investigatore, però, non perse mai di vista il suo obiettivo: notò subito una moretta procace che si avvicinava al ragazzo con passo deciso; la moretta non perse tempo a parlare: mollò due sganassoni all'americano, gli versò in testa mezza bottiglia di champagne e se ne uscì dal casinò, rischiando di rovesciare almeno un paio di tavoli. Jack riconobbe subito lo stile della donna; pur non avendola vista bene in volto, da come si era comportata, e soprattutto dal fatto che il tipo non avesse accennato neanche un minimo di reazione, dedusse che con ogni probabilità quella era Terry. Salutò quindi prontamente il suo amico e si mise alle calcagna della sua preda che, per ironia della sorte, o forse perché era una capace di spendere bene i suoi soldi, alloggiava nel suo stesso albergo, in una suite a poche porte dalla sua. Jack decise che l’approccio migliore sarebbe stato quello diretto e quindi andò diritto alla sua porta.
Bussò, ed una voce vellutata rispose chiedendo chi fosse.
«La direzione dell’albergo le offre una bottiglia di champagne, madame»
«Non voglio niente, se ne vada» disse lei.
Jack finse di allontanarsi, ed aprì la porta con un passe-partout che aveva sottratto ad un cameriere donandogli in cambio un bel sonnellino nel ripostiglio delle scope. Entrò nella suite e si diresse verso la camera da letto, quando fu improvvisamente aggredito alle spalle. Per sua fortuna, Jack era abituato a ben altri avversari e gli fu quindi facile mettere fuori combattimento quella ragazzina; dal canto suo, lei riuscì a stupirlo ancora una volta quando, invece di urlare, gli disse «certo che sei proprio scemo. In Italia nessuno ti regala una bottiglia di champagne senza motivo.»
Era proprio Terry. Aveva tinto i capelli di nero, ma era lei. Il carattere lo aveva certamente preso dalla madre, ma da chi avesse preso il corpo, Jack non avrebbe saputo dire.
Ma come si permetteva questa ragazzina, per quanto bella e ricca, di dargli impunemente dello scemo? Non sapeva con chi aveva a che fare? Jack certamente non lo sapeva.
«Sei qui per violentarmi? O sei un segugio al soldo della mia mammina?» Non era affatto stupida, la puledra.
«Sono un occhio privato, ed ora chiamerò tua madre per dirle di venirti a prendere. Certo, mentre arriva, potrei accettare la tua gentile offerta carnale.» Jack cercò rozzamente di farle un po’ di paura, ma si rivelò un’impresa vana. Pensò alle parole della Ramone: «Mia figlia è fragile». Nah.
«Che bello» disse lei con un sorriso malizioso «cominciamo subito?»
«Ed ingenua, anche...» pensò Jack, ma non aprì bocca. Ormai era entrato nella parte del grande investigatore, un duro di quelli veri. Se non altro pensava di avere una forte consapevolezza di cosa fosse “bene” e cosa fosse “male”, capace di distinguere cosa fosse il piacere dal dovere e di tenere ben separate le due cose. Era inoltre perfettamente consapevole del fatto che portarsi a letto Terry avrebbe terribilmente contrariato la signorina Ramone. Gli apparve il suo angioletto custode: «non vorrai mica far arrabbiare la grassona, vero?» gli sussurrò all'orecchio, «sai che poi te ne pentirai», ma la consapevolezza di fare qualcosa di cui si sarebbe pentito non aveva mai fermato Jack, e non lo fermò neanche quella volta.
Ne valse la pena: quella sì che fu una notte da ricordare. Si vedeva che la ragazzina aveva sfruttato in modo molto proficuo i suoi quasi venticinque anni. Jack si divertì alla grande, come non gli capitava da anni. Ma come sempre gli succedeva con le ragazze troppo esperte, soprattutto se troppo facili, si stancò presto. Fu quindi contento quando, svegliandosi in piena notte, si ritrovò solo nel letto; si alzò per svuotare la vescica ma, entrando in bagno, sentì arrivare un sussurro irritato dal salotto. Si avvicinò cautamente alla porta socchiusa che divideva le due stanze della suite ed si mise ad origliare mentre Terry parlava al telefono con voce bassa e tesa.
«Ti ho detto che è tutto sotto controllo» sibilò la ragazza al telefono. «La mia vecchia ha mandato un idiota a cercarmi, uno così imbecille da credere che mammina voglia ritrovarmi per proteggermi da te! Non sa nulla della collana!» «Collana?» pensò Jack perplesso.
Terry riprese a parlare, questa volta con tono canzonatorio. «Certo che ci sono stata a letto, e allora? Che sei geloso? Beh, non hai nessun diritto di esserlo. E comunque, l'ho fatto per liberarmi della vecchia. Questo idiota è praticamente già innamorato, mi è bastato scoparlo una volta e già farebbe qualsiasi cosa per compiacermi. So già cosa fare, non temere; lo incastrerò, ed in un paio di giorni saremo liberi e ricchi. Ci vediamo dopodomani a Milano, vendiamo la collana, prendiamo i tre milioni e ce la filiamo. Sì, l'indirizzo è nella scatola, non posso sbagliare. Ora fammi andare, prima che l’idiota si svegli e mi trovi fuori dal letto. A dopodomani.»
Jack si affrettò ad infilarsi nel bagno prima che Terry potesse vederlo. Sconfortato, fece quel che doveva fare; lavandosi le mani, ebbe un'idea, e lo sconforto si trasformò in una strana determinazione, cui non era abituato; questa volta non si sarebbe fatto fregare.
Tornato a letto, fu contento di constatare che Terry dormiva, evidentemente fingendo. Jack fece lo stesso, lasciandosi così il tempo di elaborare un piano che, gli sembrava, avrebbe funzionato.
Prima dell'alba, chiamò la Ramone, annunciandole il successo dell’indagine, e pregandola di andarsi a prendere subito la figlia. Lei era raggiante. «Dio, quanto non la conosci» pensò Jack. La Ramone gli disse di affittare una macchina e di andarla a prendere in un piccolo aeroporto privato alle nove di sera di quello stesso giorno. Mentre posava il ricevitore, Terry si svegliò.
«Sei stato fantastico, detective» miagolò, mentre si stiracchiava. «Ho chiamato tua madre» rispose Jack con freddezza. «Arriva stasera. Io devo portarti da lei.» La ragazza lo aggredì con le unghie, come se volesse cavargli gli occhi, urlando come una pazza. Jack le bloccò i polsi e, senza tante cerimonie, la spinse via un paio di volte, fino a scaraventarla sul letto e farla piangere, per poi dirle con voce dura «senti, stronzetta, stanotte mi hai fatto impazzire, ma adesso basta. Il lavoro viene prima di tutto, e non rinuncerò certo a centomila Euro per il tuo bel culo.» «Centomila Euro?», disse lei tra le lacrime «è questo che ti da mia madre?» Si asciugò il naso con il dorso della mano, poi lo trafisse con lo sguardo.
«Allora sei scemo sul serio, cocco. Pensi davvero che mia madre ti abbia mandato a cercarmi per amore? Perché vuole proteggermi da una scelta sbagliata? Sei davvero un ingenuo.»
Jack era stufo di sentirsi dare dell’imbecille da quella ragazzina viziata che stava tramando di incastrarlo, era arrivato al punto di volerle dare un paio di ceffoni ma decise di stare al gioco.




